Che ne è stato dell'e-Gov

Data inserimento February 1, 2008, 11:45 am

Nell'ultima Newsletter FORUM PA NET, un articolo di Gianni Dominici, in controtendenza con i numerosi sondaggi che continuano a descrivere l'avanzamento lento, ma costante dei servizi di e-Government nazionali, prova a fare un'analisi un po' "spietata" di quello che è rimasto della grande ondata di entusiasmo di qualche anno fa, quando si cominciava a parlare di governo elettronico, pubblica amministrazione in rete e città (e cittadini) digitali. "Se ci fermiamo ad approfondire l'offerta on line vedremo che le esperienze sono sostanzialmente dedicate alla comunicazione istituzionale e all'erogazione dei servizi on-line [...] Processi che portano, almeno a mio avviso, ad un'unica conclusione: la fine delle città digitali quali interpretazione dei diversi programmi di e-Government e di e-Democracy così come sono stati formulati fino ad oggi".
Che ne pensate?



Le parole chiave per il 2008

Data inserimento January 9, 2008, 1:58 pm

Sono tempi di cambiamenti questi con cui iniziamo l'anno. Cambiamento per noi che lavoriamo dietro al FORUM PA (e che a breve vedrete riflettersi in tutte le nostre attività, comprese quelle editoriali), che però riflette una necessità del complesso sistema in cui viviamo. Per uscire alla fase "mucillaginosa" individuata dal Censis nell'ultimo rapporto occorre riuscire ad innescare un cambiamento che pur lento sia costante e profondo.
Prendendo spunto da queste considerazioni l'ultimo editoriale della nostra newsletter invita tutti i nostri lettori ad individuare e proporre le parole chiave per il 2008. Torniamo dopo un po' di latitanza ad utilizzare questo blog per dare voce alla nostra community. A voi la parola!



innovazione: manca la volontà?

Data inserimento November 15, 2007, 3:29 pm

Con l'ultimo editoriale la newsletter forumpanet è tornata al tema dell'innovazione, e soprattutto a quello della creazione di una rete di innovazione e, soprattutto di innovatori. In tal proposito pubblichiamo il commento del nostro "fedelissimo" lettore Attilio Romita che individua la "carenza" di volontà di attuazione come l'elemento critico dell'innovazione di questi ultimi anni. Che ne pensate?


Passando dal generale allo specifico posso dire che ho ascoltato il Ministro Nicolais ed altri autorevoli esponenti del Governo nel corso di vari convegni e, malgrado la mia innata attitudine alla critica ed al dissenso, sono stato sempre d'accordo con quanto proponevano o stavano attuando sul tema dell'innovazione. Ma poi, in pratica, non è mai cambiato nulla.
Ho cercato di trovare una ragionevole spiegazione non volendo accettare il principio che discorso politico e favola sono la stessa cosa.
Un processo, cioè lo svolgimento di una attività, passa attraverso fasi che possono riassumersi in:
-Definizione, cosa vogliamo ottenere;
-Disegno, come vogliamo ottenere;
-Finanziamento, costi/benefici e reperimento fondi;
-Costruzione, strumenti per l'attuazione,leggi e sanzioni per l'obbligatorietà;
-Addestramento, di chi eroga il servizio e di chi usufruisce del servizio;
-Erogazione;
-Controllo dell'Uso e definizione degli Aggiustamenti.
Le fasi elencate, per tutti i processi reali, hanno un andamento circolare, cioè l'uso reale può indicare aggiustamenti che migliorino il valore del processo.
Nel caso di tutti i processi innovativi proposti e, parzialmente attuati, il ricircolo del processo non è mai avvenuto e spesso il non verificarsi di alcune condizioni di base ha bloccato tutto.
In ogni processo innovativo è giusto prevedere delle eccezioni operative che potrebbero rendersi necessarie per disfunzioni di qualche apparato, ma non è corretto fare dell'eccezione la regola per scarsa adattabilità alle novità.
Esempi eccellenti di questo assunto sono la Posta Elettronica Certificata ed il Protocollo Elettronico. Questi due processi sono stati perfettamente disegnati, costruiti e resi disponibili. Correttamente erano previste delle eccezioni in quanto talvolta sulla Cima del Monte Bianco potrebbe non essere disponibile una connessione in Rete. Dall'analisi dei dati sull'uso di questi strumenti è risultato che l'Italia statale è composta per il 90% da Cime del Monte Bianco.
Come si risolve questo problema? La prima risposta di tipo "Grillesco" è tagliamo le mani a chi non usa il nuovo processo. Una risposta pratica potrebbe essere quella di rendere così complesso il processo eccezionale in modo che "muoia di morte naturale". Una risposta più realistica potrebbe essere la combinazione delle due: complichiamo la vita a chi rifiuta l'innovazione e puniamo i "troppo recalcitranti", i pavidi ed i "timidi".
E per concludere, la rete degli innovatori dobbiamo essere tutti noi che dobbiamo pretendere l'applicazione dei nuovi strumenti e dobbiamo denunciare chi non li applica.

Per quanto ci riguarda uno degli obiettivi che ci proporremo è proprio portare alla luce questa rete degli innovatori e di "facilitarla"



Pacchetto sicurezza: un posto nella pa come benefit

Data inserimento November 5, 2007, 12:59 pm

Colpevoli di un po' di sonnolenza sul blog, raccogliamo con interesse la provocazione lanciataci da "Libera Dallacasa" che, toccando un argomento scottante ed attualissimo, come il Pacchetto sicurezza, segnala un aspetto davvero curioso legato al mondo della Pubblica Amministrazione e di quanti lavorano nel servizio pubblico.

Nessuno ha voglia di commentare sul "pacchetto sicurezza", al punto in cui si prevede assunzione garantita nella PA, con mansioni corrispondenti alle qualifiche professionali possedute, per i collaboratori di giustizia?

Tenendo fermo il fatto che per queste persone qualcosa vada fatto, non vi sembra che in questo modo lo stato mortifichi quelli che ancora credono nella meritocrazia e nell'onestà come uniche armi per farsi strada?

Non so voi: io sono veramente infastidita. In pratica il messaggio è: in teoria nella PA si entra solo per concorso, tutto deve avvenire con la massima trasparenza e solo la professionalità deve contare. In realtà, come se non bastassero i numerosi esempi di concorsi truccati e furberie varie per aggirare le graduatorie, ora la meritocrazia viene scavalcata anche da questa ultima perla: se sei collaboratore di giustizia hai il posto pubblico assicurato.

Ma perché non aboliamo i concorsi, visto che sono una procedura farlocca che tutti aggirano allegramente, stato per primo?


A voi la parola!



Tutta colpa di Maastricht

Data inserimento October 8, 2007, 4:36 pm

Sulla Repubblica di ieri, nella sezione dedicata alle lettere dei lettori, a cui risponde Corrado Augias, è stato pubblicato un intervento interessante che lancia un ipotesi sui motivi dell'ondata di "antipolitica" che sta vivendo il nostro Paese. Il commento in questione suggerisce che l'origine di tutto sia da ricercare nell'ingresso dell'Italia nell'Unione Europea e nei successivi vincoli di bilancio imposti dalla moneta unica. Proprio il rigore finanziario e l'impossibilità di ricorrere "impunemente" all'espansione del debito pubblico ha impetito ai diversi Governi, succedutisi in questi anni, di nascondere i costi della casta.

"In pratica - sostiene il lettore - nella prima repubblica, quando i contrasti rischiavano di esplodere, si aumentava il debito e c'erano soldi per tutti! Anche per questo la prima repubblica ce la ricordiamo meno litigiosa!"

Una visione interessante, che introduce un elemento nuovo nel dibattito, facendolo scendere dal piedistallo dell'etica (o dell'ideologia) e riportandolo su un livello più "terreno". Cosa ne sarebbe stato di quel sentore di indignazione e risentimento, ormai noto come "antipolitica" se ci fosse satata la possibilità riempire ancora un po' di pance aumentando il debito pubblico?
Insomma tutta colpa dell'euro, come qualcuno sostiene da anni!



Dall'antipolitica al Giacobinismo?

Data inserimento October 5, 2007, 11:15 am

L'ultimo Editoriale di Forum PA net, ritorna sul tema della misura, dei numeri e della valutazione come valori a cui occorre puntare se si vuole davvero lavorare sul motore e non solo sulla vernice di quella macchina complessa e articolata che è il Government (concetto intraducibile che mette insieme sia politica che amministrazione, come per altro spesso sono insieme nella percezione dei cittadini) del nostro Paese, e più in particolare la Pubblica ammonistarzione.
Anche il blog, dunque segue la scia della discussione del momento, anche perchè abbiamo visto che si questi temi c'è davvero un bisogno di esprimersi e di dire la propria. Tagli, costi, sprechi, fannulloni, tesoretto, precari e grillini.
Coraggio fateci sapere l'opinione di chi, in un momento in cui è troppo semplice gridare "allo scandalo" ha la volgia e la capacità di lavorare perchè questo barlume di rivoluzione francese che stiamo vivendo sia realmente un'occasione di cambiamento e non si trasformi nell'orrore della ghigliottina, o peggio ancora (e forse più probabile) nella farsa burlesca da varietà del sabato sera che spegne i furori, anestetizza le passioni, e fiacca anche gli animi più combattivi!



Una proposta sulla valutazione da un lettore

Data inserimento October 3, 2007, 3:03 pm

Buon giorno, il mio nome è Giuseppe (Pippo) Vinci. Sono un dirigente (di III fascia) della Regione Siciliana (Dipartimento Pubblica Istruzione) e vorrei fare una breve considerazione sul rapporto tra dirigenti e collaboratori nella Pubblica Amministrazione.
La lamentela maggiore del cosiddetto comparto (da noi sinonimo di "non dirigenti") risiede nella esagerata differenza nel trattamento economico sopratutto per ciò che riguarda il salario accessorio e il premio di risultato.
La critica è ampiamente giustificata quando il dirigente :
1. non dirige nessuno se non se stesso;
2. non ha alcuna responsabilità;
3. si occupa e preoccupa solo degli obiettivi da consegnare al suo superiore;
4. è incapace dei organizzare il lavoro e/o di gestire il personale alle sue dipendenze

Io avrei una proposta in tre punti che potrebbe risolvere qualche problemino.
Come sapete la valutazione dei dirigente è fatta solo dall'alto. Essa comprende un giudizio sui risultati raggiunti (70%) ed uno sulle capacità gestionali ed organizzative (30%).
In breve io suggerirei tre correttivi
a) conferire ai collaboratori il compito di valutare il dirigente nel merito delle sue capacità organizzative. In tal modo, pur di non vedersi intaccata la premialità del 30% il dirigente sicuramente rivolgerà maggiori attenzioni alle sue competenze gestionali ed organizzative.
b) Obbligare i dirigenti (tutti, anche gli apicali) a frequentare corsi specifici di gestione e organizzazione del lavoro (l'ignoranza in tale settore è spaventosa)
c) Condividere una parte della premialità (quel 70% derivante dal raggiungimento degli obiettivi) con i propri collaboratori.
p.s. so bene che l'aspetto economico da solo non è capce di motivare , ma è proprio per questo che servono i corsi di cui al punto b) dove si insegnano anche i metodi per "motivare e gratificare i collaboratori"

Che ne pensate?



I cavalli migliori a riposo per non intralciare gli attuali campioni

Data inserimento September 21, 2007, 12:18 pm

L'ultimo Editoriale di Forumpa NET riprende il tema del ruolo dei giovani nella P.A.
Dato che la "nostra" l'abbiamo detta eccovi ora il punto di vista di un lettore (ha chiesto di rimanere anonimo) che suggerisce alcune considerazioni interessanti. Riprendiamo ad utilizzare questo spazio per raccogliere e diffondere il pensiero di chi nella PA ci lavora e, ancora più di noi, pone attenzione alla necessità del cambiamento!

E' pura cecità da parte di una generazione, la mia e oltre, che pensa di aver capito tutto del mondo quella di impedire il "naturale" evolversi delle cose. E' ancor più grave se l'oggetto di questa evoluzione sono i propri figli: il frutto dell'investimento di una vita in termini affettivi, educativi ed economici. E' come se acquistassimo un cavallo di razza, lo addestrassimo per anni e nel periodo migliore della sua vita lo tenessimo a riposo per non intralciare gli altri levrieri, più esperti (leggi stagionati), per metterlo in capo quando è più "maturo". Penso che abbiamo già buttato alle ortiche, in qualche caso nell'orto del vicino, due o tre generazioni della parte migliore della nostra società. Questo avrà effetti negativi, visto che queste generazioni a loro volta hanno generato da una condizione inferiore a quella che avrebbero dovuto avere, per molte altre generazioni prima di ristabilire la "naturale" auspicabile dinamica evolutiva.
Volevo aggiungere, perché non ne sento parlare, che l'avvicendamento non deve esser visto solamente come esclusione dalla vita attiva, può essere visto anche, e questo forse è più praticabile nella pubblica amministrazione, come avvicendamento di ruoli. Il ricambio è molto più incisivo se avviene nei posti di comando, dove spesso occorre tempestività negli interventi, capacità di rapidi adeguamenti alla mutevole realtà, idee innovative, coraggio di intraprendere strade inesplorate e, soprattutto, mancanza di "vincoli" di ogni genere, che, nessuno penso può negare, inevitabilmente, nel bene e nel male, crescono con l'avanzare dell'età. Mi sembrano tutti requisiti riscontrabili prevalentemente nei giovani. O no!
Lo dice un cittadino di cinquantacinque anni, quindi non ancora coinvolto nella questione di cui si parla e nemmeno intenzionato ad esserlo, che opera in un ente di ricerca (età media dei ricercatori > 50 anni, età media della dirigenza > 60 anni), nel settore amministrativo, e che, quindi, ha esperienza diretta degli enormi danni provocati da questa cultura autolesionista.
Mi scuso per la lungaggine e ringrazio per l'opportunità.

Ovviamente aspettiamo altri commenti!



Un commento al convegno "Lavoro pubblico: nuove professionalità tra flessibilità e barriere all'ingresso"

Data inserimento September 19, 2007, 5:59 pm

Il 14 settembre scorso a Roma, Insieme con Lattanzio e Associati, FORUM P.A. ha presentato un convegno dedicato alla "risorsa giovani" nella PA. Il giorno seguente abbiamo ricevuto il commento di un nostro affezionato lettore Attilio Romita, ormai divenuto un vero e proprio animatore di queste pagine del blog. Ve lo proponiamo quasi integralmente perchè anche se, come precisa, non si tratta di un riassunto, ma di una lettura personale degli interventi, ci sembra interessante utilizzare questi momenti anche per scambiarci sensazioni e non solo atti.
Buona lettura!

Lo scritto che segue non è un riassunto degli interventi, ma un insieme di sensazioni e considerazioni, sempre personali, che le Parole dei relatori suscitavano.
Una impressione generale è stata che parole chiave quali meritocrazia, rendimento, rispetto del budget, selezione, etc. sono state pronunciate in chiave positiva e non come dei moloch da cui proteggersi.
Una seconda impressione è che, vista la massiccia presenza di giovani, si volessero mandare messaggi positivi sul fatto che la PA è capace di autogovernarsi e che può essere una valida alternativa per chi vuole trovare una via positiva di carriera. A questo proposito vale la pena di notare che tutti i relatori hanno sottolineato il fatto che le regole della flessibilità-precarietà non sono applicabili alla PA.
Stancanelli ha fatto spesso riferimento alla parola programmazione come strumento di corretta amministrazione. Ma le implicite caratteristiche di un buon progetto (il magico acronimo SMART) mal si accordano con il reale svolgimento della pratica quotidiana, infatti non è possibile programmare una qualche azione, che ha realisticamente una durata finita, e poi negare la possibilità di una qualsiasi flessibilità.
In tutti gli interventi è stata usata continuamente la parola precarietà, che implica un suono negativo, invece della più corretta parola flessibilità che indica il modus agendi per utilizzare le risorse necessarie per lo svolgimento di quanto programmato. E’ chiaro che un tale comportamento è difficile mantenere, ma è il solo che permette il rispetto del budget e la protezione contro l’immortalità di enti inutili come “L’agenzia per il soccorso ai terremotati di Messina 1908” o “lL’agenzia per le Olimpiadi di Roma del 1960”.
Il legislatore per evitare un proliferare di “Enti temporanei” di durata infinita ha scelto la soluzione semplice :Il blocco delle assunzioni. Il mio commento a questa posizione del Legislatore è che questa soluzione contiene un implicito messaggio di impotenza e, come tutte le soluzioni semplici, ha connaturato un errore di base in quanto per qualsiasi nuovo problema l’unica soluzione indicata era: arrangiatevi con quello che avete perché la politica non è capace di trovare soluzioni che facciano perdere voti.
Il suggerimento di soluzione, che mi è parso intendere tra le righe, indica la strada della responsabilizzazione effettiva di tutta la “catena di comando” pubblica sugli obbiettivi di una azione e sui costi della stessa. E per responsabilizzazione deve intendersi premiazione del merito e, soprattutto, PUNIZIONE per il demerito.
L’intervento di Gentile ha ripercorso temi simili a quello di Stancanelli. Interessante il riferimento che l’innovazione richiede capacità (capabilities) non sempre disponibili e questo rende talvolta impraticabile il “riuso” di competenze obsolete. Mia considerazione è che si ha l’ovvia conseguenza che solo chi “non campa di rendita” e si adegua può continuare a prestare il proprio servizio al Cittadino perché questo è il dovere della PA. E forse sarebbe ora di introdurre il termine di autoMobbing per chi vuole continuare ad avere privilegi inesigibili. Anche in questo intervento il termine precarietà, invece che flessibilità, induceva riflessioni negative non sempre correlate alla realtà dei fatti.
[...]
Interessante l’intervento del prof. Monti che, forse memore del suo specifico incarico Europeo, ha fortemente sottolineato il fatto che la concorrenza è sicuramente un fattore di successo sia per la PA sia per chi all’amministrazione della PA vuole concorrere.
La conclusione del convegno è stata dedicata alla premiazione delle tesi vincenti il premio TESI PA.
Le due tesi sperimentali premiate sono in linea con tutte le “parole d’ordine” enunciate nel corso del convegno: esistono strumenti innovativi capaci di ben supportare una amministrazione pubblica che vuole funzionare bene.
Infine un commento/conclusione personale. Tutti sono d’accordo che per amministrare bene la COSA PUBBLICA sono necessari strumenti innovativi, autonomia, leggi leggere e moderne, assunzione di responsabilità, etc. La CASTA degli Amministratori Pubblici sembra d’accordo…..la CASTA POLITICA però è altrettanto s’accordo?



per un amico che ci ha lasciato

Data inserimento July 22, 2007, 3:55 pm

Cari amici,
ieri sera è venuto a mancare, dopo un decorso tragicamente breve di una malattia tanto insidiosa quanto improvvisa, Leonardo Lo Tufo presidente dell'associazione dei Direttori generali degli Enti locali e nostro grande e amato amico.
Lo ricordiamo come direttore generale di Verona, La Spezia e ora della Provincia di Salerno, come animatore di una comunità di entusiasti che, forse tutti un po' illusi, hanno sperato, e ancora sperano, che sia possibile organizzare una pubblica amministrazione diversa che restituisca valore ai cittadini. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo bene, come lo avuta io, nella tristezza sorriderà ancora pensando a quel suo modo così particolare, così mediterraneo di dire cose gravi e serie con leggerezza. Spesso sentendolo nei convegni o nelle conversazioni private si coglieva insieme il calore e l'entusiasmo, ma anche l'autoironia, la capacità di non prendersi troppo sul serio, l'agile ragionare di uno spirito libero.
Un grande amante della vita era Leonardo: ha vissuto così intensamente i suoi anni riempiendoli di cose e di persone, di abbracci e di amicizia, che è difficile pensare a lui come ad uno che ha avuto una vita breve. Il tempo non è uguale per tutti e son certo che tanti centenari avranno vissuto alla fine meno di lui: eppure come già mi manca, come mi mancano quegli appuntamenti improvvisi, quel suo essere lì con tranquillo affetto, quel suo interesse vivo per ogni novità, per ogni nuova avventura intellettuale, ma anche per ogni sommovimento del cuore, per ogni felicità di altri che sentiva subito come sua e per ogni dolore o preoccupazione che condivideva profondamente.
Non so dire altro così a caldo, ma mi piacerebbe che quelli fra noi che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene (era impossibile conoscerlo e non amarlo), scrivessero anche loro qualcosa. Magari condividere il ricordo ci aiuterà a sentircelo ancora vicino. Sulla home page dell'associazione Andigel (www.direttorigenerali.it ) raccoglieremo i messaggi di chi vorrà lasciare una parola.